Servizi di ristorazione collettiva: 3 fattori per una scelta oculata
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Il wellbeing aziendale è oggi una priorità per i lavoratori italiani. Allo stesso tempo, il benessere dei dipendenti è la base per un successo duraturo delle aziende, che devono quindi adoperarsi per garantire il benessere fisico, mentale, emotivo, sociale e finanziario dei propri lavoratori.
Dal Randstad Workmonitor 2024, infatti, emerge che al primo posto dei desiderata dei lavoratori c’è proprio il work life balance. Seguono la retribuzione, la sicurezza del lavoro, la realizzazione, la flessibilità, le ferie, la formazione e l’assicurazione sanitaria. L’avanzamento di carriera – inteso come promozione o passaggio a nuovo ruolo – risulta addirittura solo al nono posto tra i fattori più rilevanti del lavoro.
Al wellbeing aziendale tanto desiderato contribuisce in maniera importante il work life balance, l’equilibrio tra vita e lavoro, per cui gioca un ruolo importante anche la pausa pranzo. Dover prevedere, ogni giorno, di dedicare parte della propria serata a preparare qualcosa da mangiare il giorno successivo in ufficio sottrae tempo alla vita privata e non rende la pausa pranzo un momento di valore, soprattutto se in azienda non sono previsti degli spazi adeguati e si è costretti a consumare il pasto alla scrivania.
La pausa pranzo, infatti, contribuisce alla produttività e al benessere del lavoratore: permette di ricaricare le energie, di riposarsi e di socializzare con i colleghi. Secondo la survey realizzata da mUp Research per American Pistachio Growers e pubblicata ad aprile 2024, per gli italiani la pausa pranzo è sacra: infatti, se la concedono regolarmente oltre l’80% degli intervistati. Tuttavia, la mancanza di tempo è l’ostacolo principale alla regolarità nello svolgimento del lunch break (64%), ma anche l’assenza di spazi adeguati dove consumare il proprio pasto (32%) e l’impossibilità di variare la propria alimentazione (21%), rappresentano un impedimento significativo.
Nonostante sia risaputo che pranzare alla scrivania non sia la soluzione ideale per la pausa pranzo, purtroppo quasi un italiano su tre consuma la sua schiscetta alla sua postazione nel tentativo di portarsi avanti con il lavoro. Il fenomeno è maggiormente accentuato tra le donne (32%) ma, in generale, è legato anche legato al caro vita che sta caratterizzando, in particolare, gli ultimi anni. Un fenomeno che spinge i lavoratori italiani a restare in ufficio e optare per pranzi home made. Infatti, quasi quattro intervistati su dieci dichiarano di portarsi il pranzo da casa per poterlo consumare sul luogo di lavoro (38%), con alimenti più sani di quelli che potrebbero trovare nei ristorantini vicini all’ufficio. Al secondo gradino del podio, ci sono coloro che prediligono la mensa aziendale (16%) e, solo l’11% afferma di mangiare al ristorante in pausa pranzo. Anche se il pranzo viene preparato a casa, solo un italiano su quattro giudica “corretta” la propria alimentazione quotidiana sul luogo di lavoro. I pasti sono “poco salutari” a causa dalla mancanza di tempo (53%), seguita dall’impossibilità di variare gli alimenti (39%) e dalla poca qualità/salubrità degli alimenti (26%).
Questi dati che si contrappongono al desiderio di benessere degli italiani, attestato negli ultimi tempi da più di una ricerca, tra cui l’edizione 1-2024 dell’Osservatorio Immagino, da cui emerge che gli italiani, quando fanno la spesa, acquistano sempre più prodotti free from, rich-in, benefici, senza glutine, senza lattosio. Fenomeni che dimostrano un interesse verso una dieta equilibrata e una migliore organizzazione dei pasti, che molto spesso per questioni di tempo il singolo lavorare non riesce a gestire al meglio.
Da una ricerca svolta dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, il progetto sull’informazione consapevole nato dalla collaborazione tra Gruppo Credem e l’Almed-Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica emerge che una sana alimentazione risulta un aspetto imprescindibile per vivere in salute per il 71% del campione analizzato, percentuale che sale al 78% per le donne. In generale, poi, i risultati della ricerca indicano un livello relativamente alto di consapevolezza nutrizionale tra gli intervistati che però non trova preciso riscontro nei comportamenti quotidiani.
Considerata, quindi, l’importanza del work life-balance e del tempo per i lavoratori italiani, che spesso ne hanno poco a disposizione per prepararsi un pasto sano ed equilibrato; considerato l’interesse verso un’alimentazione corretta, il ruolo che riveste la pausa pranzo in termini di riposo e socializzazione e che l’89,2% degli occupati vorrebbe un welfare personalizzato (fonte: VII Rapporto Censis-Eudaimon Il welfare aziendale e la sfida dei nuovi valori del lavoro), le aziende dovrebbero considerare la mensa come uno strumento funzionale per migliorare il wellbeing aziendale. Un benefit da inserire all’interno del piano di welfare aziendale, per supportare i lavoratori in un momento della giornata cruciale per ricaricare le energie, seguire una corretta alimentazione, contribuendo in maniera significativa al benessere psico-fisico dei dipendenti.
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iColti in Tavola: una soluzione di ristorazione moderna che concilia il concetto di flessibilità a quello di alimentazione sana in tema di pausa al lavoro. Preparazione artigianale e consegna in azienda con i servizi più innovativi sono il nostro marchio di fabbrica.
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