Servizi di ristorazione collettiva: 3 fattori per una scelta oculata

I servizi di ristorazione collettiva consentono di preparare e consegnare pasti su larga scala a un numero consistente di persone in diversi contesti lavorativi. Quando si parla di ristorazione collettiva, generalmente, si fa riferimento alla mensa aziendale. Un benefit sempre più importante per i lavoratori che possono così contare su un piatto pronto e gestire al meglio il tempo libero a disposizione senza doversi preoccupare di cosa mangiare in ufficio il giorno successivo. Allo stesso tempo avere a disposizione un servizio mensa aiuta a seguire un’alimentazione equilibrata e bilanciata. I dipendenti, infatti, si aspettano che i datori di lavoro si prendano cura del proprio benessere pisco-fiscio e, di conseguenza, anche della loro alimentazione. Secondo la survey realizzata da Aon – Benefits and Trends Italia 2022-2023, più della metà del campione (il 51%) sostiene che il datore di lavoro sia responsabile della salute e del benessere dei lavoratori e che può influenzarne i comportamenti. 

Le aziende, dal canto loro, pur essendo consapevoli del valore della mensa per, quando pensano a questo benefit sono preoccupate per i costi da sostenere, per l’organizzazione necessaria alla gestione del servizio, pensano di non avere spazi adeguati, ecc. Invece, prendendo in considerazione i giusti fattori e le innovazioni presenti sul mercato, è possibile offrire dei servizi di ristorazione collettiva efficienti e funzionali, effettuando scelte oculate. 


Alla ricerca del benessere

Nonostante sia risaputo che pranzare alla scrivania non sia la soluzione ideale per la pausa pranzo, purtroppo quasi un italiano su tre consuma la sua schiscetta alla sua postazione nel tentativo di portarsi avanti con il lavoro. Il fenomeno è maggiormente accentuato tra le donne (32%) ma, in generale, è legato anche legato al caro vita che sta caratterizzando, in particolare, gli ultimi anni. Un fenomeno che spinge i lavoratori italiani a restare in ufficio e optare per pranzi home made. Infatti, quasi quattro intervistati su dieci dichiarano di portarsi il pranzo da casa per poterlo consumare sul luogo di lavoro (38%), con alimenti più sani di quelli che potrebbero trovare nei ristorantini vicini all’ufficio. Al secondo gradino del podio, ci sono coloro che prediligono la mensa aziendale (16%) e, solo l’11% afferma di mangiare al ristorante in pausa pranzo. Anche se il pranzo viene preparato a casa, solo un italiano su quattro giudica “corretta” la propria alimentazione quotidiana sul luogo di lavoro. I pasti sono “poco salutari” a causa dalla mancanza di tempo (53%), seguita dall’impossibilità di variare gli alimenti (39%) e dalla poca qualità/salubrità degli alimenti (26%). 

Questi dati che si contrappongono al desiderio di benessere degli italiani, attestato negli ultimi tempi da più di una ricerca, tra cui l’edizione 1-2024 dell’Osservatorio Immagino, da cui emerge che gli italiani, quando fanno la spesa, acquistano sempre più prodotti free from, rich-in, benefici, senza glutine, senza lattosio. Fenomeni che dimostrano un interesse verso una dieta equilibrata e una migliore organizzazione dei pasti, che molto spesso per questioni di tempo il singolo lavorare non riesce a gestire al meglio. 


Il wellbeing aziendale è sinonimo (anche) di sana alimentazione

Da una ricerca svolta dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, il progetto sull’informazione consapevole nato dalla collaborazione tra Gruppo Credem e l’Almed-Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica emerge che una sana alimentazione risulta un aspetto imprescindibile per vivere in salute per il 71% del campione analizzato, percentuale che sale al 78% per le donne. In generale, poi, i risultati della ricerca indicano un livello relativamente alto di consapevolezza nutrizionale tra gli intervistati che però non trova preciso riscontro nei comportamenti quotidiani. 

Considerata, quindi, l’importanza del work life-balance e del tempo per i lavoratori italiani, che spesso ne hanno poco a disposizione per prepararsi un pasto sano ed equilibrato; considerato l’interesse verso un’alimentazione corretta, il ruolo che riveste la pausa pranzo in termini di riposo e socializzazione e che l’89,2% degli occupati vorrebbe un welfare personalizzato (fonte: VII Rapporto Censis-Eudaimon Il welfare aziendale e la sfida dei nuovi valori del lavoro), le aziende dovrebbero considerare la mensa come uno strumento funzionale per migliorare il wellbeing aziendale. Un benefit da inserire all’interno del piano di welfare aziendale, per supportare i lavoratori in un momento della giornata cruciale per ricaricare le energie, seguire una corretta alimentazione, contribuendo in maniera significativa al benessere psico-fisico dei dipendenti. 


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